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Intervista a Germana Dragonieri, autrice di LUCCIOLE. IL PARADIGMA NATURALE NELLA POESIA PUGLIESE DEL NOVECENTO

GERMANA DRAGONIERI, LAUREATA IN LETTERE A BOLOGNA E SPECIALIZZATA IN FILOLOGIA MODERNA ALLA CA’ FOSCARI DI VENEZIA, RACCONTA LA GENESI DEL SUO SAGGIO “LUCCIOLE. IL PARADIGMA NATURALE NELLA POESIA PUGLIESE DEL NOVECENTO“, USCITO PER LA COLLANA “ESSAI” (2022).

Chi è Germana Dragonieri? Parli un po’ di lei e di cosa si occupa

Sono una giovane studiosa di filologia moderna, da poco dottoranda in Italianistica all’Università di Venezia. Da qualche anno mi occupo soprattutto di poesia, che mi piace osservare nella sua interazione dinamica con le altre arti e discipline, e che studio col supporto degli strumenti metodologici più disparati, primo fra tutti quello filosofico.

Per me, il discorso strettamente critico-letterario è utile più che altro a tracciare – attraverso la poesia – dei percorsi cognitivi inediti che aprano la strada a una nuova idea, più buona e felice, del mondo. La convinzione (forse la fede) che guida le mie ricerche è infatti che la letteratura e la poesia possano essere o rivelarsi, più che uno spazio di evasione dal mondo, uno spazio di possibile eversione rispetto alle strutture e alle dinamiche egemoni del mondo: un laboratorio dove impegnarsi a riformularlo, modificando le narrazioni collettive e dunque le pratiche (civili, etiche, politiche).

Perché in questo libro ha deciso di occuparsi della poesia pugliese e del suo legame con la natura?

Essendo pugliese e avendo sempre studiato e vissuto fuori dalla mia regione, in un primo momento ho pensato che una ricerca sulla poesia di quest’area potesse aiutarmi a capire da dove partivo, letterariamente e più in profondità culturalmente. Col procedere della ricerca, però, ho capito che la poesia pugliese mi interessava più per l’esportabilità dei valori etico-filosofici che suggeriva che non per la loro radicalità in me: non perché riguardava me, insomma, ma perché riguardava o poteva riguardare tutti. Fra questi valori – diciamo meridiani – spiccava il senso di comunione panica dei poeti pugliesi con la natura, che sembrava suggerire a noi contemporanei nuove strategie per un’interazione simbiotica con il territorio e con la Terra.

Questo del rapporto dei poeti pugliesi con la natura è diventato così il filo verde della mia ricerca, consentendomi da un lato di orientarmi all’interno di un repertorio poetico altrimenti sconfinato, dall’altro di misurarmi con alcuni dei temi più cruciali per la mia generazione (territorialità, sviluppo, ecologia, rapporto tra località e globalità).

Chi sono e che ruolo ricoprono i poeti-lucciole?

Le dodici lucciole pugliesi che costituiscono la mia indagine sono poeti, nati tra il 1890 e il 1951, esemplificativi di un rapporto speciale della poesia di questa regione con gli elementi naturali e con il kòsmos. Nel libro li si incontra in ordine anagrafico, analizzati singolarmente o in coppia, e disposti in due blocchi macro-generazionali di sei poeti ciascuno, secondo quest’ordine: Girolamo Comi, Luigi Fallacara, Umberto Fraccacreta, Raffaele Carrieri, Pietro Gatti e Vittorio Bodini per il primo blocco; Vittore Fiore, Cristanziano Serricchio, Tommaso di Ciaula, Lino Angiuli, Francesco Granatiero, Salvatore Toma per il secondo. Soprattutto i poeti di seconda generazione, che assistono personalmente agli effetti paesaggistico-sociali dell’industrializzazione, testimoniano di un tentativo di fare della poesia uno spazio di resistenza e di salvezza in extremis della natura (e del passato contadino) in pericolo.

Le lucciole cui mi riferisco nel titolo, in effetti, sono proprio questo: valori, culture, lingue, immaginari, pratiche in via di estinzione, che chiedono di brillare ancora.

Un messaggio per i lettori di Metauro Edizioni

]In Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze, Georges Didi-Huberman scrive che «ci vogliono cinquemila lucciole per produrre una luce pari a quella di una candela». Ogni sguardo posato sul mio libro aggiunge un piccolo brillio a un coro di lucciole che spero si faccia un giorno candela, boschetto di fuoco attorno a un’area geografica letterariamente oscurata e a valori etici culturalmente trascurati, quando non minacciati. Mi piace quindi che il mio messaggio sia, prima di tutto, un grande ringraziamento a chi ha letto o leggerà il mio libro, spolverando di luce una Puglia poetica troppo spesso e ingiustamente ignorata dalla critica istituzionale.

Lucciole sono anche gli occhi luminosi di chi legge, in silenzio: occhi che irradiano bagliori fiochi e nascosti, ma senza i quali – nella società delle delle super-luci artificiali in cui viviamo e in cui siamo tutti pasolinianamente in pericolo – stento a immaginare un’umanità prossima, migliore.

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