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Amleto o lo specchio oscuro della modernità

LA COLLANA “ESSAI” RACCOGLIE BREVI SAGGI CHE INTENDONO SONDARE LE CARATTERISTICHE SOCIALI DELLA CONTEMPORANEITÀ O INTERVENTI CRITICI PER APPROFONDIRE ALCUNI PARTICOLARI CONCETTI PROPRI DELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA. TESTI DAL SAPORE SPERIMENTALE CHE DESCRIVONO A TUTTO TONDO QUELLA CHE PUÒ ESSERE DEFINITA “FILOSOFIA DEL CONTEMPORANEO”.

Amleto sarà destinato a una fortuna moderna e contemporanea non solo, com’è naturale, nell’ambito delle messe in scena e degli studi, bensì anche in quello delle riscritture, come si addice ai grandi classici di ogni tempo.

Un’opera complessa, l’Amleto di Shakespeare, cornice di un protagonista dal carattere ambiguo che sfugge alla definizione classica di “eroe”. Sono questi gli elementi che hanno reso l’opera seicentesca materia di rielaborazione tra melodrammi, novelle, romanzi, drammi, poesie e canzoni. Il primo libretto musicale ad esso dedicato da Apostolo Zeno (1705) segna la comparsa in Italia delle vicende del principe di Danimarca. Amleto appare sin dall’Ottocento come coscienza della parte più oscura della modernità e sarà poi

costumato secondo i canoni del teatro rinascimentale e amato quasi unanimemente lungo l’età borghese […] Amleto punta l’ago della sua bussola verso il Novecento che avrà motivazioni antropologiche ben più forti per rispecchiarvisi.

Così, proprio nel Novecento, Amleto diviene il simbolo di una sensibilità estrema, che conduce all’indifferenza come anticipato da Capuana e poi ripreso da Pirandello che, ne Il Fu Mattia Pascal, propone un Amleto ridotto a marionetta,

condannato a rimanere sgomento e indeciso per sempre, in assenza di ordine teoretico e morale superiore.

Il mito novecentesco è dunque quello di un Amleto malinconico, sensibile ed inquieto, distaccato dalla realtà ed inetto, un prototipo perfetto dell’antieroe, la cui tragedia volge in farsa, la cui ironia viene enfatizzata da Calvino ed evolverà fino a raggiungere i toni sarcasticamente violenti delle diverse rielaborazioni di Carmelo Bene.

Amleto è però anche altro: negli anni ’70 e ’80 è sempre l’antieroe, ma quello che si oppone alla ragione di Stato, è l’anticonformista che disprezza l’ordine prestabilito delle cose e come nelle rielaborazioni di Testori,

si presta ad un ragionamento intorno ai meccanismi alienanti del potere politico e del doloroso prezzo da pagare per conservare l’autenticità.

Il capolavoro inglese è anche fonte da cui trae ispirazione la canzone d’autore. Guccini, De Andrè, De Gregori, Endrigo ed in ultimo Cammariere scompongono l’opera del Bardo nei suoi singoli personaggi, erigendoli a miti autonomi e infinitamente attualizzabili.

Dal tempo prima di William Shakespeare, nato da una leggenda medievale danese, attraverso tutte queste riscritture ed altre, studiate in questo volume per la prima volta,

Amleto continua a parlarci con sgomento delle inconfessabili pulsioni di violenza, avidità e sopraffazione che si nascondono e palpitano nelle pieghe oscure della modernità.

L‘autore, Daniele Maria Pegorari è professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Bari e condirettore della rivista «Incroci». I suoi studi riguardano la critica della modernità, la tradizione dei modelli e la poesia contemporanea.

Fra i suoi libri, Critico e testimone. Storia militante della poesia italiana 1948 – 2008 (2009), Il Codice Dante Cruces della “Commedia” e intertestualità novecentesche (2012), Umberto Eco e l’onesta finzione. Il romanzo come critica della post-realtà (2016), Letteratura liquida. Sei lezioni sulla crisi della modernità (2018).

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